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Acqua e Luce
Specchi di riflessi luminosi, attimi bloccati sulla cresta di una piccola onda o nello
scoppiettare fulmineo di un fuoco d’artificio, o ancora attraverso un piano fotografico
lungo il profilo di un tramonto. E’ facile cogliere la sottile poesia che attraversa le
immagini di Paolo Sala, lasciarsi coinvolgere emotivamente dalla luce del sole colta in
attimi magici, in momenti irripetibili e certamente tale aspetto è un motivo dominante
nella serie di fotografie dedicate all’acqua e alla luce. La serie stessa delle immagini
è concepita dall’artista nella mostra come un processo di svelamento dello “spettacolo”
della natura: dal ritmo delicatamente mosso dell’acqua increspata, al vuoto riempito dei
colori della luce nella serie che registra il passare “dalla luce al buio”, alla sequenza
finale dedicata alla “danza” della luce filamentosa e colorata, piena di ritmo e
leggerezza, sullo sfondo scuro del cielo notturno.
Altrettanto intensa, oltre alla componente più emotiva del lavoro, è la ricerca
dell’artista sui valori cromatici e sulle possibilità mimetiche e allo stesso tempo
trasfiguranti della fotografia. Nelle immagini dedicate all’acqua emergono con evidenza
qualità pittoriche e segniche che sono peculiari della pittura: la vibrazione che nasce
dal contrasto tra ombra e zone luminose si sovrappone alla ricerca di una particolare
tonalità cromatica che trascolora dall’azzurro, all’oro, dal rosso al grigio.
E su due versanti diversi, ma sempre avvicinabili al gusto pittorico, sono i colori e i
segni delle altre due serie di immagini: decantate, dal ritmo lento e contemplativo,
turneriane quelle dedicate al tramonto; estremamente rapide e contraddistinte dal gioco
del segno quelle dei fuochi. Pittura e fotografia nella storia dell’arte, sorelle e
nemiche, tornano a confrontarsi in questo lavoro che ha i toni della raffinatezza e
della sottigliezza visiva ed emotiva.
Elena Di Raddo
Presentazione, di Aurelio Porro
L'arte contemporanea ha ampliato, dilatandolo enormemente, il proprio ambito di appartenenza, ha così inserito la fotografia come uno dei mezzi propri del fare e della comunicazione artistica. Il linguaggio fotografico è entrato nel mondo dell'arte con una propria identità espressiva e concettuale. Partendo dal mezzo fotografico, attraverso la ripresa della realtà ambientale o naturale che ci circonda e operando attraverso un processo di selezione, Paolo Sala riproduce le proprie immagini su ampie superfici.
Il fotografare è la prefigurazione dell'esito espressivo che avverrà all'atto della restituzione in un quadro dell'opera come momento finale di sintesi di una propria ricerca poetica, fondata su raffinati equilibri formali, in cui il valore risiede tanto nell'opera che nell'atto fotografico. Le sue immagini, pur mantenendo come referente il soggetto fotografato, perdono il senso delle profondità, delle distanze, delle grandezze e dello spazio ambientale: sono inquadrature di particolari, di ombre riportate, di partiture spaziali e formali, di frammenti e dettagli isolati.
Un dettaglio visivo, enfatizzato nel processo di stampa, perde la propria fisicità e il senso dell'insieme a cui appartiene per dissolversi nella bidimensionalità e, a volte, in una sorta di immaterialità, al fine di comunicare una nuova appartenenza e identità espressiva. Il soggetto è razionalizzato per sottrazione, attraverso un riporto rappresentativo costituito da pochi elementi di un intenso afflatto cromatico. In tal modo Paolo Sala codifica una nuova iconografia rispetto al soggetto ripreso, un nuovo linguaggio visivo che recupera le valenze espressive della rappresentazione pittorica ma che però mantiene alcune invarianti del fare fotografico: il referente, il taglio dell'immagine e l'inquadratura.
Gli ultimi lavori hanno sempre come fonte di riferimento fotografico l'ambiente naturale ed i suoi elementi, soprattutto l'acqua, ripresi e riprodotti negli effetti di variazione luministica e cromatica dovute al mutare della riflessione della luce in diversi momenti della giornata. Rispetto alle precedenti opere su tela i toni sono più squillanti per la lucidità delle superfici di supporto alle immagini, che sono accentuate visivamente nei valori di luminosità e di contrasto, rimarcando in tal modo la limpidezza e la brillantezza delle raffigurazioni.
Le opere di Paolo Sala accomunano figurazione e astrazione, in uno scambio continuo e ininterrotto: la figurazione è il referente della ripresa fotografica, l'astrazione è ciò che diviene la riproduzione separata dal soggetto fotografico originario. Accomunano anche racconto e iconicità : il racconto è la ripresa della realtà secondo un proprio itinerario di sensibilità narrativa che avviene con la raccolta di immagini visive, la iconicità è il depositare stabilmente sul quadro le immagini selezionate.
La scultura di Paolo Sala si muove nell'ambito dell'astrattismo geome- trico. L'autore ritiene la sua opera come un processo di ricerca in continua evoluzione, un campo aperto ad ulteriori sviluppi compositivi. È una scultura basata sulla frontalità percettiva, costituita dall'assemblaggio di minimi elementi costitutivi di base, rigorosamente geometrici e dalle superfici monocromatiche, che tendono alla definizione relazionale di un armonico equilibrio tensionale, costruttivo e spaziale, fondato sull'essenzialità. Sala opera attraverso due metodi: il primo ottenuto dalla scomposizione e decostruzione spaziale di una forma geometrica primaria, in particolare il quadrato; il secondo dovuto alla composizione di moduli, tra loro uguali, che si combinano e giustappongono a determinare un'immagine d'insieme articolata e dal carattere destrutturato.
Aurelio Porro









